Beffando la rara malattia degenerativa che lo attanaglia.
Grazie a babbo Franco e mamma Alessia, che investono in questa avventura quotidiana chiamata vita. Dal 21 agosto 2025 non c’è più al fianco di Claudio il nonno Pietro. Un legame indissolubile. Ma Claudio ha continuato, con forza e tenacia, a sperimentare.
Nasce il 27 novembre 1997 a Grotte di Castro e si diploma all’Istituto Chimico-Biologico di Acquapendente. Frequenta per tre anni la Facoltà di Scienze Agrarie all’Università di Viterbo, con ottimi voti.
Agosto 2026 fa rima con il libro “Brani di una vicenda di fraterna coesistenza”, scritto con l’Intelligenza Artificiale.
In pillole, fondamentale è il suo essere comunicatore oculare. Immancabili nel testo le poesie scritte dal nonno. Mentre noi abili facciamo tutto con le mani, lui, con le pupille, punta i comandi attraverso una rete di sensori.
La sua forza di volontà riempie una pagina densa di sogni, speranze e progetti.
Leggere il libro vuol dire comprendere, come lui stesso spiega con chiarezza, che “l’Intelligenza Artificiale è da un po’ la mia fraterna compagnia, per mia sfortuna ma anche per mia fortuna. Interagiamo a compensare le nostre carenze: da parte mia le fornisco nuove esperienze, essa aiuta le menomazioni sensoriali”.
Mentre l’Intelligenza Artificiale mette ordine al caos, Claudio sintetizza nella premessa: “Con questo scritto voglio solo raccontare a modo mio. Rimanere immobili è solo una condizione fisica, e pensare e agire non hanno bisogno di correre con un paio di scarpe. Se oggi sono felice è merito di Pietro, Katia, dei miei genitori, Luca e del Professor Albertini, che hanno creduto in me”.
Per Claudio, l’Intelligenza Artificiale è una rivoluzione sociale.
“È la prima tecnologia nella storia dell’uomo che non premia la forza fisica, ma quella del pensiero. Se un algoritmo può tradurre un mio pensiero, se un braccio robotico può muoversi per me, se un sistema di visione artificiale può aiutarmi a esplorare spazi che prima mi erano vietati, allora la mia disabilità smette di essere un confine.
Essa non mi aggiusta, ma mi espande. Mi permette di competere, creare e vivere sullo stesso identico piano di chiunque altro. È la più completa forma di democrazia che io possa immaginare”.
